La luce e l’onda – Massimo Recalcati –
Nei tre migliori libri letti di questo 2025. Recalcati mi ha guidato in uno dei mondi, quello dell’insegnante, che più amo, che più sento come più vocazione di vita. Ho avuto la fortuna di avere dei maestri che incarnavano perfettamente le linee che l’autore delinea nel saggio.
Questo è un libro che qualsiasi persona aspiri all’insegnamento dovrebbe leggere. Un libro sul quale fondare una riforma scolastica seria, da leggere insieme agli studenti.
La visione della scuola come dispositivo e radura e la ricerca dell’equilibrio tra le due forme è una visione geniale.
Il discorso del maestro come luce e onda e in più in generale il capitolo “Cos’è un maestro” mi hanno toccato nel profondo.
Le prime 70 pagine del libro le ho praticamente sottolineate tutte , nel parte finale poi il testo si allenta un po’ senza però perdere la sua efficacia.
L’allievo grazie all’incontro con la parola del maestro trova l’occasione non solo per oggettivare il proprio rapporto col sapere, ma per dare forma singolare alla propria vita
Sappiamo come l’azione del maestro tenda a disfare ogni forma scolastica del sapere essendo, proprio per questa ragione, tendenzialmente antistituzionale
Castrare simbolicamente il narcisismo dell’ego e la spinta della pulsione a raggiungere un godimento immediato. Definisce infatti uno dei presupposti fondamentali del processo di umanizzazione della vita.
Ogni istituzione per poter esistere come un soggetto collettivo deve frenare la spinta individuale del godimento immediato
Non siamo forse tutti noi l’effetto degli incontri che abbiamo fatto ?
I confini del mio linguaggio determina i confini del mio mondo
Più si arricchisce il mio linguaggio tanto più aumenta la mia possibilità di fare esperienza del mondo e tanto più il mondo allarga il suo orizzonte
Gli insegnanti dovrebbero difendere il carattere epico della parola, dovrebbero rifiutarsi di ridurre la sua dimensione a quella di un utensile tra gli altri al servizio dello scambio comunicativo, ricordando che è solamente la legge della parola a rendere la vita umana
Il linguaggio non è solo uno strumento di comunicazione, ma il tessuto fondamentale di cui è costituita la forma umana della vita . Esso non si limita a trasmettere informazioni, ma è il luogo nel quale la vita si umanizza.
Non siamo noi a leggere il libro, perché è il libro che in realtà ci legge
Ogni vera eredità è fatta di quasi niente
Il sapere non bisogna tanto possederlo, ma darlo
L’importanza non tanto di fare come il maestro, ma con il maestro
La fatica necessaria alla ripetizione
Una solitudine fondamentale, marchia ogni vero apprendimento
Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari
Un maestro è colui a cui preme ciò di cui parla
Il compito del maestro è quello di trasmettere, non tanto un sapere, ma il desiderio di sapere
Per acquisire una padronanza tecnica del proprio sapere, bisogna rinunciare ad ogni ideale di padronanza
L’onda che più temiamo è anche l’onda che ci salva
Fate come me, non imitatemi
Insegnare significa né più né meno insegnare a qualcuno a diventare soggetto
Nel lavoro di un maestro, il dare non è mai simmetrico al ricevere in quanto ricevere avviene sempre in sovrappiù non può essere chiesto, atteso, voluto ,non può essere programmato
Erotismo della conoscenza
Solo se il tutto è impossibile, il desiderio può acquistare la sua spinta
La presenza sempre presente della connessione impedisce l’esperienza dell’assenza e del vuoto che invece essenziale per la genesi del pensiero
È essenziale educare i nostri figli a farsi allievi
I suoi miti e le sue icone si diffondono seguendo la logica orizzontale delle sciame più che quella verticale dell’idolo
L’ erudizione non coincide affatto con la capacità di pensare
Si tratta della fatica diffusa ad accendere il proprio desiderio a fare del proprio desiderio una vocazione
Il desiderio trae la sua spinta trasgressiva, proprio dall’esistenza della legge
La lingua fondamentale della scuola è infatti la lingua della democrazia, ovvero la lingua che esclude l’esistenza di una sola lingua
Riconoscere nella pretesa di possedere la verità, la forma più acuta di ignoranza
