Kolchoz / Un romanzo russo – Emmanuel Carrère –
Dare un’opinione? È difficile quella roba,sembrano sempre cose più sicure di quanto siano.
“Kolchoz” è l’ultimo libro di Carrère. “Un romanzo russo” l’ho letto quando è uscito, ormai quasi vent’anni fa. All’epoca mi era rimasto addosso in modo strano: non del tutto convincente, come se qualcosa non riuscisse mai a prendere davvero forma.
Con “Kolchoz” Carrère torna lì, su quelle stesse strade, sugli stessi fantasmi. Come se il primo libro avesse lasciato una porta socchiusa. O magari semplicemente una domanda senza punto interrogativo…incompleta.
Queste settimane li ho letti insieme. Uno accanto all’altro. Perché con Carrère, spesso, un libro non sta mai davvero da solo: si appoggia agli altri, li corregge, li contraddice, li completa.
“Kolchoz” mi è sembrato un libro più adulto. Più quieto, in un certo senso. Meno ossessivamente centrato su se stesso. La madre è il centro di tutto, e quando Carrère parla dei suoi genitori succede sempre la stessa cosa: si apre uno spazio emotivo che non è del tutto controllabile. Ti ci trovi dentro, senza molta difesa. E sì, può anche farti venire da piangere, perché in certe storie ci siamo noi e non l’autore.
Per chi è attratto dalla Russia quella autentica , quella piena di contraddizioni, fratture e storie assurde c’è molto da analizzare .
E per chi cerca una scrittura intima, quasi esposta, c’è abbastanza da restare.
Alla fine, mi è sembrato che “Kolchoz” chiuda davvero “Un romanzo russo”. Come se lo aggiustasse dall’interno. Dove prima c’era un eccesso di ego, qui c’è qualcosa che lo smorza, lo mette in discussione. E quello che prima sembrava incompiuto, adesso appare più leggibile, quasi inevitabile.
Forse è questo che fanno certi libri quando passano gli anni e si aggiunge la morte di un genitore amato non migliorano e basta. Si ricompongono. E come le persone diventano grandi.
“Da piccoli i figli amano i genitori; diventati adulti li giudicano; e qualche volta li perdonano”.
“Il cuore del software sovietico fin dalla nascita: dare alle cose un nome che è l’esatto opposto della loro realtà e far vivere le persone in un universo di menzogne senza limiti né punti di riferimento, dove regna l’inversione generalizzata”.
“Non si instaura una dittatura per salvare la rivoluzione si fa la rivoluzione per instaurare una dittatura”.
“Never complain , Never ex explain. Mai lamentarsi mai dare spiegazioni”.
“E mi ci ha voluto molto tempo per capire che se ciascuno contesta e persino nega la versione dell’altro, non per questo le due versioni sono in contraddizione”.
“Quello che mi aspetto è l’inaspettato, quello che spero è l’insperato”.
“Posso contare sulle dita, diciamo delle tue mani e le persone a cui mi genitori davano del tu: i figli e i nipoti, i parenti stretti, qualche amico di gioventù”.
“Due almeno sono le condizioni che permettono di elaborare un lutto in maniera normale: la conoscenza delle cause e delle circostanze della morte e la realtà concreta della tomba”.
“Una povertà accettata con coraggio aveva più classe di tutti gli agi borghesi”.
“L’odio carico di invidia che i boomer suscitano nelle giovani generazioni è giustificato: hanno fatto i loro comodi e non hanno lasciato nulla a chi è venuto dopo di loro”.
“Mio figlio mi ama a tal punto da pagare un tizio tre volte alla settimana per parlargli di me”.
“Sono il volto di mia madre, che si gira senza appello da una altra parte, sono la disperazione senza fondo di mio padre”.
“La destra dice l’ingiustizia esiste ed è inevitabile la sinistra dice l’ingiustizia esiste ed è insopportabile”.
“Non voto perché ho paura di votare a destra”.
“Chi vuole restaurare il comunismo e senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”.
“Per lei, anche lo svago doveva essere un esercizio”.
“Entrare nella morte da vivi”.
“Se si inizia ad aiutare le persone a morire presto, arriverà a incoraggiarle, a colpevolizzare gli anziani che si trattengono sulla terra senza beneficio per nessuno”.
“C’è una parola sanscrita samnyāsin che il più delle volte viene tradotta con l’asceta, ma in realtà è colui che ha posato la sacca”.
“Le persone sono molto più infelici di quanto si creda e non esistono grandi uomini
“Le voci dei morti sono tracce preziose, più delle foto”.
