Cime Tempestose – Emily Brontë –
Ho letto questo libro insieme a Simona: io ad alta voce, mentre lei, sdraiata sul fianco, ascoltava. Lei ha letto praticamente tutto ciò che appartiene a questo genere e mi consiglia sempre di fare altrettanto. Non è una letteratura che incontra spontaneamente i miei gusti, anche se ogni volta finisco per ricredermi e riconoscerne il valore: sono capolavori appartenenti a un tipo di narrativa che permette di rallentare, riflettere e quasi riposarsi, grazie alla fluidità e alla semplicità della scrittura.
Cime Tempestò è più di un romanzo: è un modo di essere. I luoghi descritti, le ambientazioni e persino il clima emotivo che accompagna ogni scena sono sempre perfettamente in sintonia con i personaggi e con la loro natura.
Questa atmosfera noir e cupa, dove amore e odio sono due facce della stessa medaglia, e dove ogni personaggio riesce a essere capace della più grande bontà e della più feroce cattiveria anche nello spazio di poche righe, è il tratto distintivo del libro. In fondo, è un romanzo d’amore dal lieto fine che però parla di morte, tombe e fantasmi, proprio come un film Disney parlerebbe di principesse, principi e castelli.
Un finale che sembra dire non “vissero felici e contenti”, ma “morirono uniti e spettrali”.
Amore, distruzione, vendetta, natura e conflitti di classe, accompagnati da una struttura narrativa originale – anche se non sempre perfettamente ordinata – mi hanno accompagnato in una lettura che oscilla continuamente tra il gotico e lo psicologico, regalandomi momenti davvero piacevoli, felicemente sdraiato sul letto.
Come spesso accade con questi classici, il romanzo mi ha offerto un distacco rigenerante dai saggi più complessi, che richiedono invece una lettura più faticosa e disciplinata.
“Ora sarebbe il momento giusto per vendicarmi sui loro eredi. Potrei farlo; e nessuno potrebbe trattenermi. Ma a cosa serve? Non mi importa di colpire, non riesco ad affrontare lo sforzo di alzare la mano! È come se avessi faticato tutto il tempo solo per ostentare la mia magnanimità. Non è affatto così. È che ho perso la capacità di godermi la loro distruzione, e sono troppo pigro per distruggere invano”.
