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12/2026

da Stimoli by 11K | Mar 21, 2026 | Libri | 0 commenti

Sole e Acciaio – Yukio Mischima –

Negli ultimi sei anni ho letto circa quattrocento libri. Ora inizio a sentire il bisogno di tornare su alcuni di questi: per capire come sono cambiato nel tempo, per ritrovare — o magari riscoprire — sensazioni che avevo dimenticato.

Questo libro lo avevo letto nel 2019. Ci ero già tornato più volte, per recuperare qualche citazione o rileggere brevi passaggi. Questa settimana, però, ho deciso di affrontarlo di nuovo dall’inizio alla fine. Ed è stata una scelta giusta.

Rispetto all’ultima lettura, mi hanno colpito aspetti completamente diversi. La prima volta ero rimasto affascinato soprattutto dal volto eroico di Mishima: un uomo d’altri tempi, forgiato dal sole e dall’acciaio.

Il “sole” e l’“acciaio” non sono solo immagini, ma strumenti concreti:

il sole è esposizione, disciplina, trasformazione

l’acciaio è allenamento, resistenza, volontà

Questa volta, invece, ho percepito molto più forte la sua ricerca interiore. Mishima non si accontenta di sentire sul piano emotivo o della sensibilità: ha bisogno di imparare a sentire attraverso il corpo. Ed è proprio qui che avviene la sua scoperta più profonda.

Allenamento, muscoli, sudore, fatica — fino ad arrivare alla morte — diventano gli strumenti attraverso cui la sua ricerca si eleva.

All’interno del libro c’è una metafora, quella della mela e del suo torsolo, che rende perfettamente i limiti del linguaggio e la contraddizione tra vedere ed esistere.

Come si può vedere il torsolo senza rimuovere la buccia? Affondando il coltello. È un invito diretto all’azione, che rappresenta forse il vero lascito di un personaggio tanto eccezionale quanto contraddittorio.

Un libro duro e delicato allo stesso tempo, eroico e filosofico, a tratti quasi folle — ma quasi sempre capace di smuovere qualcosa dentro

Sole e acciaio non è un romanzo, né un semplice saggio autobiografico: è una dichiarazione di guerra. Alla debolezza, al linguaggio, e soprattutto a una vita vissuta solo nella testa.

“Da un lato, la risoluzione a favorire fedelmente l’azione corrosiva del linguaggio e a farne il mio lavoro, dall’altro l’esigenza di entrare in rapporto con la realtà in uno spazio assolutamente non toccato dal linguaggio”.

“Ho sempre considerato estremamente ripugnanti sia ventri prominenti segno di pigrizia spirituale, sia i toraci scheletrici con le costole sporgenti, sintomi di  un eccessivo sviluppo dello spirito, e non potevo stupirmi nel constatare che alcuni amavano queste caratteristiche fisiche. Mi pareva un atteggiamento indecentemente sfacciato, un esporre sul proprio corpo le vergogne dello spirito”.

“Il corpo in un luogo segreto invisibile costruisce, dirige lentamente il proprio pensiero”.

“Avevo sperimentato numerose volte quanto fosse facile deviare un corso d’acqua scavando piccoli canali”

“Me ne resi conto anche perché avvertivo che quanto si nasconde al di là del lampo di un pugno e del colpo di un bastone di bambù era al polo opposto dell’espressione verbale, era l’essenza di qualcosa di estremamente concreto, l’essenza della realtà”.

“Le idee non ci guardano, ma le cose si al di là dell’espressione verbale, le idee fluttuano trasparendo dalle false cose di cui sono impadronite al di là dell’azione probabilmente fluttuano le cose trasparendo un falso spazio di cui si sono impadronite”

“Esiste soltanto il dolore come garanzia fisica della coscienza stessa”

“Chiunque è in grado di sperimentare che nessuna tecnica dell’azione produce il benché minimo effetto se non sia immersa mediante un ripetuto allenamento nel mondo dell’inconscio”

“È noto tuttavia che il destino in realtà non ascolta quasi mai le considerazioni estetiche”

“Oggi gli uomini hanno dimenticato che nel coraggio, soprattutto nel coraggio fisico, si cela un conflitto profondo tra coscienza e corpo”

“La funzione del coraggio fisico consisterà sempre nell’accettare la sofferenza”.

“Per quanto un filosofo da tavolino possa elucubrare sulla morte, se gli è estraneo il coraggio fisico, che è la premessa per acquisire la capacità di comprendere la morte, non riuscirà ad afferrare neppure un frammento della sua vera natura”

“Sarebbe preferibile dire che l’arte marziale è morire insieme ai fiori la letteratura è coltivare fiori imperituri  e i fiori che non appassiscono mai sono fiori artificiali”

“In 10 anni avevo appreso la forza, l’accettazione della sofferenza, la lotta, la vittoria su se stessi e il coraggio di accogliere tutto questo con gioia”

“Traboccavo della gioia illimitata di essermi fuso con il mondo, analoga alla sensazione che prova la pelle riscaldata dall’estate a contatto con l’acqua fredda di un bagno”.

“È il tempo a incaricarsi di una rovina e di un fallimento simile eppure molto raramente accade che questo stesso tempo si mostri benefico e salvi il progetto della tua istruzione. È questo il significato mistico di una morte violenta e prematura che i greci consideravano un privilegio invidiabile, una testimonianza dell’amore degli dei”.

“Così condusse una vita che altri avrebbero biasimato, definendo la frenesia dalla Palestra alla scuola di arti marziali dalla scuola alla palestra. Le piccole rinascite che seguivano l’esercizio fisico rappresentavano la mia suprema consolazione.

Quando tentano di esprimere la  verità, le parole balbettano sempre in questo modo mi pare quasi di vederle annaspare”

“Io sono un uomo che ha sempre provato interesse unicamente per i margini del corpo e dello spirito per le frontiere. Le profondità non mi interessano. Le lascio agli altri, perché sono argomenti frivoli e comuni”.

“In qualche luogo deve esistere un principio più alto che tenta di unire e di riconciliare il corpo con lo spirito”.

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