Stoner – John Williams –
Da anni nella mia libreria — credo sia una prima edizione del 2012 — questo libro aspettava di essere letto. Dopo più di dieci anni mi sono finalmente deciso a prenderlo in mano e devo dire che ne è valsa la pena.
Definisco questo tipo di letture “romanzi-compagnia”: libri che ti accompagnano per qualche giorno e che, alla fine, lasciano qualcosa. Meglio di una serie e molto più interessanti di tanto intrattenimento leggero.
Stoner è una storia che fa della sua normalità la sua vera durezza. Un matrimonio infelice, una carriera accademica bloccata da contrasti con i colleghi, una breve parentesi di felicità in una relazione extraconiugale che non riesce comunque a cambiare il corso delle cose, la malattia, pochi amici e una famiglia che lentamente si sgretola.
La drammaticità della vita di Stoner è quella di una moltitudine di uomini e donne che, per ragioni diverse, non riescono a sterzare. Persone spesso gentili e oneste, ma incapaci di cambiare davvero la direzione della propria esistenza.
Stoner rappresenta l’uomo medio: un Fantozzi senza ironia.
Parte da origini umilissime e, nonostante lo sforzo enorme che lo porta da figlio di poveri braccianti a professore universitario, il suo viaggio non approda a nessuna Itaca. Forse perché un’Itaca bisogna averla dentro prima di poterla trovare fuori.
La scrittura di John Williams è limpida e precisa. Il romanzo si legge con grande facilità, e lascia quella dose di tristezza e frizione che sono merce rara nella narrativa contemporanea.
