Respira – Rickson Gracie –
Le biografie sportive, in un’altra fase della mia vita, sono state tra le letture che ho affrontato con maggiore assiduità. Le storie di uomini e donne che, attraverso lo sport, hanno raggiunto fama, notorietà, traguardi apparentemente impossibili e compiuto imprese impensabili esercitano un grande fascino sui giovani. In pochi casi, poi, i grandi atleti si rivelano anche grandi uomini a tutto tondo.
Con il tempo, però, questo genere ha smesso di attrarmi: spesso la qualità dei testi resta superficiale e i ghostwriter o i giornalisti che li curano tendono a romanzare eccessivamente, rendendo alcuni passaggi poco autentici.
Ho scelto di leggere questo libro perché, da circa un anno e mezzo, pratico il Brazilian Jiu Jitsu e credo che, per immergersi davvero in una nuova disciplina, sia fondamentale comprenderne le origini, la teoria e le figure che ne hanno scritto la storia. Nel BJJ è impossibile non partire dalla famiglia Gracie
Rickson, protagonista di questa biografia, è stato senza dubbio l’esponente più rappresentativo di questa famiglia brasiliana, capace di elevare la difesa personale al rango di arte marziale, contaminando un gesto ancestrale come la lotta con una serie di elementi che ne hanno ampliato lo spettro: da pratica accessibile a tutti fino alle più alte forme di sport da combattimento.
Il protagonista incarna perfettamente tutte queste dimensioni: doti fisiche straordinarie, maestro, atleta invincibile, aperto alla contaminazione della propria arte e, infine, imprenditore e capofamiglia, con tutte le contraddizioni tipiche di chi dedica interamente la propria vita a una causa.
Cosa ho apprezzato? Innanzitutto il fatto che Rickson Gracie faccia parte di quella ristretta percentuale di atleti che hanno compreso come l’estrema specializzazione sia una strada possibile, ma non l’unica. La sua apertura verso altre pratiche – dal surf alle tecniche di respirazione – e il rapporto con Orlando Cani, che lo introduce ai concetti di movimento consapevole, ricerca interiore e spiritualità, arricchiscono ulteriormente il suo percorso.
Interessanti sono anche le riflessioni su coraggio, paura e rapporto con gli avversari. Rickson sente lo spirito dei samurai come una guida e per questo trova nel Giappone il luogo più vicino al suo modo di intendere la lotta.
Ho apprezzato meno, invece, tutto ciò che riguarda queste famiglie che si trasformano in veri e propri clan, dove spesso si instaurano dinamiche più istintive che razionali, fino a sfociare in faide interne e nell’incapacità di portare fuori dalla palestra quei principi che, sul tatami, rappresentano le fondamenta della disciplina.
Credo sia importante spiegare qui il motivo per cui ho deciso di iniziare a praticare il BJJ. Dal punto di vista di ciò che studio — il Movimento — la lotta è forse uno dei “contenitori” più completi, capace di tenere insieme ogni elemento.
È come trovarsi dentro un barattolo di colla: nella lotta restano uniti e si mescolano parametri fisiologici ed emozionali, tecnica e improvvisazione, coraggio e paura, strategia e arte.
Sapevo che sarebbe stato un viaggio intenso e significativo, ma devo ammettere che ha superato ogni mia aspettativa.
“A volte una piccola cosa, come girare la cassa toracica per respirare un po’ meglio può far la differenza tra la vittoria e la sconfitta”.
“Le persone che dicono di non temere nulla o sono matte o sono stupide. La paura è un’emozione normale che ti protegge”.
“Il combattimento è sia un’arte sia una scienza, è artistico perché richiede creatività, passione e istinto. È scientifico perché ci sono aspetti empirici come la tecnica, il tempismo, la forza e la resistenza che non possono essere ignorati”.
“Un padre deve accettare i suoi figli per ciò che sono, non per ciò che vorrebbe che fossero”.
“Nulla può essere al 100% positivo o al 100% negativo”.
“Sono dell’idea che oggi il BJJ sia particolarmente importante per le persone, perché le obbliga entrare in contatto con un altro essere umano”.
“Oggi nella mia giornata migliore sono solo 5% lottatore che ero”.
“Il BJJ è la mia filosofia il mio sacro onore e la tradizione della mia famiglia mi ha reso abbastanza forte per perdonare è abbastanza sicuro per combattere per ciò in cui credo”.
