Oblio – David Foster Wallace –
Otto racconti nel tipico stile di David Foster Wallace, che si conferma ancora una volta uno dei miei autori preferiti. Mi mancano ormai pochissimi libri per completare tutta la sua opera, e posso dire senza esitazione che quattro racconti di questa raccolta rappresentano alcuni dei punti più alti della sua produzione.
“Caro vecchio neon”, “Oblio” – il racconto che dà il titolo alla raccolta – “L’anima non è una fucina” e “Incarnazioni di bambini bruciati” sono esempi di una letteratura che, almeno nella produzione contemporanea, ha davvero pochi paragoni. I temi affrontati, la modalità di scrittura e la capacità di coinvolgere il lettore a 360 gradi mostrano il talento assoluto di Foster Wallace.
La sua capacità di descrivere il pensiero umano mentre prende forma rende la lettura unica, a volte persino difficile, sia sul piano emotivo che su quello tecnico. In ogni racconto emerge il talento di uno scrittore – e prima ancora di un artista – dotato di una sensibilità rara e di una capacità di osservazione fuori dal comune.
Foster Wallace possiede il dono dei grandi artisti: come un pittore trasforma immagini in dipinti o un musicista traduce emozioni astratte in note, così lui riesce a trasformare in parole tutto ciò che lo circonda. Per chi ama la scrittura, diventa evidente quanto sia complesso e straordinario un simile esercizio.
Se amate temi come l’ansia sociale, la difficoltà di comunicare, il senso di colpa, la dissociazione, l’ossessione per il controllo, il rapporto fra percezione e realtà e la coscienza vissuta come una prigione, consiglio vivamente la lettura di questa raccolta.
“Aveva l’impressione di cominciare a capire perché per tutta l’infanzia durante il catechismo aveva sentito la chiesa definirlo il santo sacramento del matrimonio, perché sembrava in tutto e per tutto miracoloso e transrazionale e lontano dalle possibilità fornite dalla vera vita vissuta, almeno quanto la crocifissione, la resurrezione e la transustanziazione vale a dire che non andava visto come un obiettivo che bisognasse aspettarsi di raggiungere davvero o di conquistare, ma come una specie di Stella per i naviganti”.
“Il lavoro mentale di quello che loro definivano sognare a occhi aperti spesso richiedeva più sforzo e concentrazione di quanto ne sarebbe stato necessario per limitarsi ad ascoltare la lezione. Non è un problema, ti pigrizia. È semplicemente un lavoro che non coincide con quello previsto dal programma scolastico”.
“Perché è vero che gli avvenimenti più vividi e duraturi della nostra vita sono spesso quelli che avvengono alla periferia della nostra consapevolezza”.
“Se non avete mai pianto e volete piangere, fate un figlio”.
“Mi chiese se avevo mai giocato a scacchi e io gli dissi che ci giocavo alle medie, ma avevo smesso perché non riuscivo a essere bravo come avrei voluto e quanto fosse frustrante diventare bravi quel tanto da sapere come sarebbe stato diventare davvero bravi senza però essere capaci di diventarlo”.
“Venne fuori l’assunto che in realtà c’erano due soli orientamenti che una persona potesse avere verso il mondo (1) l’amore (2) la paura è che questi non potevano coesistere”.
“La realtà è che morire non è brutto, ma dura per sempre e per sempre non rientra nel tempo”
“Il conflitto tra la centralità soggettiva delle nostre vite da una parte e, dall’altra, la nostra consapevolezza della sua oggettiva mancanza di significato”.
“È un dato di fatto che certe persone corrodono l’autostima di altre, limitandosi semplicemente a essere chi e quello che sono”
