La scoperta del giardino della mente – Jill Bolte Taylor –
Il motivo per cui sono arrivato a questo libro è, in realtà, la parte più interessante di questo articolo. Simona, mia moglie, è senza dubbio la persona con la mente più forte che conosca. Probabilmente lo è per le esperienze di vita, i contesti e le situazioni che ha dovuto affrontare, ma anche, in parte, per una predisposizione naturale.
Ho sempre ammirato questa sua capacità, alla quale spesso mi aggrappo anch’io, chiedendole consiglio su come affrontare i momenti in cui mi sento in difficoltà. Nei nostri dialoghi è emerso più volte che molte delle tecniche che utilizza per diventare “impenetrabile”, e per governare e indirizzare il pensiero, le ha apprese proprio da questo libro.
Chi legge con una certa continuità sa che esistono libri capaci di sbloccare passaggi importanti della nostra vita. Spesso non sono necessariamente capolavori assoluti, ma testi che toccano corde particolari, accendono luci che erano spente o sopite. Sono libri importanti, ma lo sono soprattutto per noi.
Per esempio, per me Sapiens di Yuvla Noah Harari è stato uno di questi. Oggi non è neanche un autore che sento particolarmente affine al mio modo di pensare, e i suoi libri non sono tra quelli che consiglio più spesso. Però devo essere sincero: la prima volta che ho letto Sapiens ho vissuto un vero cambio di paradigma.
Veniamo ora al libro di Jill Bolte Taylor, neuroscienziata, racconta cosa le è accaduto quando, a 37 anni, è stata colpita da un grave ictus.
La prima parte del libro descrive il giorno dell’emorragia, che colpisce l’emisfero sinistro del cervello, portandola a perdere progressivamente linguaggio, memoria e capacità logiche. Tutto questo viene osservato e raccontato mentre accade, con lo sguardo lucido della scienziata.
È una testimonianza potentissima: una persona che descrive dall’interno il “collasso” della propria mente.
La seconda parte è dedicata al lungo percorso di riabilitazione e a come, dopo l’operazione, sia riuscita a tornare a una vita normale nell’arco di circa dieci anni.
Il libro mantiene sempre un tono propositivo, e la Bolte Taylor riesce a trasmettere in modo molto efficace ciò che prova.
La riscoperta dell’emisfero destro — resa possibile dal fatto che quello sinistro è stato compromesso — è il vero cuore del libro.
I temi principali che ho tratto, e che sono anche quelli di cui Simona mi parla spesso, sono questi:
Possiamo scegliere come vivere le emozioni: secondo Jill, una reazione emotiva dura circa 90 secondi, dopodiché siamo noi a decidere se mantenerla.
Il cervello ha due “personalità”: non siamo una sola mente, ma l’equilibrio tra due modalità diverse.
La pace è già dentro di noi: l’esperienza dell’emisfero destro mostra uno stato di calma accessibile, almeno in parte, anche senza un evento estremo.
La consapevolezza è allenabile: possiamo imparare a spostarci volontariamente tra logica e presenza.
“Dentro di noi ci sentiamo praticamente gli stessi a 10 come a 30 o a 70 anni”
“Non siamo creature pensanti che sentono siamo creature sensibili che pensano”.
“Decisi di mostrarmi disponibile soltanto con coloro che mi davano energia”.
“Dovevo propormi ogni volta solo l’obiettivo che ero in grado di raggiungere, prima di passare allo stadio successivo”.
“ Provare significa dire al proprio cervello questo è importante lo voglio”
“Una delle cose più importanti che imparai, fu a percepire l’effetto delle emozioni sul corpo”.
“Scoprì che aveva la possibilità di decidere se serbare un sentimento o prolungarne la presenza nel corpo o lasciarlo subito andar via”
“Nulla all’infuori di me aveva la possibilità di togliermi la pace dal cuore e dalla mente essa ti dipendeva assolutamente da me”
“Spesso l’ultima cosa che un emisfero sinistro veramente dominante desidera è condividere il limitato spazio cranico con la mentalità aperta della sua controparte di destra”.
“Sentirsi in pace non significa vivere nella beatitudine eterna. Significa essere in grado di accedere a uno stato mentale di beatitudine anche nel mezzo del frenetico caos quotidiano”. si
“All’illuminazione non si arriva imparando, bensì disimparando
“Vuoi aver ragione, vuoi essere felice?”
